Hard disk con testine rotte

Hard disk che fa rumore dopo una caduta
Hard Disk con testine rotte
Quando dall’interno di un hard disk arrivano rumori insoliti, ticchettii, colpi ripetuti, un ronzio che prima non c’era, nella quasi totalità dei casi si tratta di un guasto meccanico, già in atto o sul punto di manifestarsi. È il momento più delicato in assoluto, perché ogni secondo in cui il disco resta acceso può togliere possibilità di recupero invece di darne. La regola è una sola: spegnerlo subito e non forzarlo insistendo con accensioni e spegnimenti nella speranza che “riparta”.
Il caso arrivato nel nostro laboratorio e documentato in questo articolo è un esempio concreto di cosa accade quando una testina atterra sulla superficie di un piatto magnetico in seguito a una caduta accidentale del disco. Le foto, alcune realizzate al microscopio, mostrano il danno nel dettaglio e spiegano meglio di mille parole perché in questi casi insistere è la scelta peggiore.
Perché un rumore anomalo non va mai ignorato
Un hard disk meccanico in salute produce un rumore di fondo leggero e costante, sempre uguale. Quando questo suono cambia, e compaiono ticchettii, scatti o colpi secchi, il disco sta segnalando che qualcosa nella sua meccanica non funziona più come dovrebbe. Spesso è proprio il tentativo delle testine di posizionarsi senza riuscirci, un ciclo che si ripete in continuazione e che a ogni giro mette a rischio la superficie dei piatti.
Il problema è che la reazione istintiva, riaccendere il disco per controllare se funziona ancora, è esattamente ciò che trasforma un danno limitato in un danno irreversibile. Su un disco che fa rumore non esiste il “ci provo un’ultima volta”: ogni avvio è un’occasione in più perché la testina graffi la zona dove sono scritti i dati. Per capire più nel dettaglio cosa succede internamente in queste situazioni può essere utile leggere l’approfondimento sugli hard disk con testine rotte.
Come funziona una testina e perché è così fragile
Per capire la gravità di un atterraggio sul piatto bisogna sapere come lavora una testina di lettura e scrittura. Contrariamente a quello che si immagina, le testine non toccano il piatto: lo sorvolano, sospese magneticamente a una distanza minima, nell’ordine di 0,0038 micron, cioè meno di quattro nanometri. Per dare un’idea della scala, basti pensare che una semplice impronta digitale è alta circa 4 micron, oltre mille volte tanto. È un equilibrio aerodinamico di precisione altissima, ed è anche la ragione per cui questi dispositivi sono così sensibili agli urti.
A causa di un forte impatto, come la classica caduta dell’hard disk da un tavolo, quell’equilibrio si rompe e la testina può andare a sbattere contro il piatto. A quel punto entra in gioco un effetto poco intuitivo: la forza magnetica trattiene la testina sulla superficie, come se vi rimanesse incollata. Da lì in poi, qualsiasi tentativo di rimettere in moto il disco rischia di trascinare la testina sul piatto. Se vuoi vedere com’è fatto un disco e capire perché ogni suo componente è così delicato, c’è la pagina dedicata a cosa c’è dentro un hard disk.
Cosa succede quando una testina atterra sul piatto
Da questo punto gli scenari possibili sono diversi, e cambiano molto a seconda di cosa stava facendo il disco al momento dell’atterraggio.
Se la testina atterra mentre l’hard disk è acceso, e quindi con i piatti in rotazione ad altissima velocità, le conseguenze possono essere gravissime. Il contatto a quella velocità produce graffi e abrasioni profonde che, oltre a distruggere le testine, rendono la superficie impraticabile e i dati in quell’area irrecuperabili. È lo scenario peggiore, perché il danno si propaga in pochi istanti.
C’è poi una seconda situazione, altrettanto frequente: la testina atterra e, aderendo al piatto, ne impedisce la rotazione. Qui il disco non riesce ad avviarsi, ma il danno iniziale è ancora contenuto. Il problema arriva subito dopo, ed è quasi sempre causato dall’utente: a ogni nuovo tentativo di accensione il motore forza la rotazione del piatto, trascinando la testina incollata sulla superficie e scavando piccoli solchi e abrasioni. È il caso tipico in cui un guasto recuperabile diventa, accensione dopo accensione, un guasto definitivo. Anche per questo non bisogna mai tentare di aprire un hard disk da soli: oltre al rischio di trascinare la testina, basta un granello di polvere sui piatti per provocare nuovi danni. È il motivo per cui l’apertura va eseguita solo in camera bianca.
Il caso nel nostro laboratorio, foto per foto
Qui sotto la galleria di immagini, alcune realizzate al microscopio, che documentano questo specifico caso.
Nella prima foto si vede l’estremità di una testina, con lo slider (la zona scura) che in condizioni normali fluttua sul disco per leggere e scrivere i dati. Sotto, un’immagine al microscopio di uno slider con i suoi tipici canali aerodinamici: si tenga presente che uno slider misura meno di un millimetro quadrato, una dimensione che da sola spiega quanto sia complesso intervenire su questi componenti.
Nelle immagini 2, 3 e 4 si vede la punta della testina ormai atterrata sul piatto. Rimuoverla senza provocare ulteriori danni è un’operazione molto delicata, proprio perché è trattenuta magneticamente sulla superficie e ogni movimento sbagliato rischia di lasciare nuovi segni.
Nell’immagine 5 compare di nuovo la testina sul piatto, ma illuminata con una luce particolare che mette in evidenza la scia di residui ferrosi lasciata dal contatto.
Nelle immagini 6, 7 e 8 la testina è ingrandita ulteriormente al microscopio. Qui è visibile il punto di rottura. Lo slider non si vede perché è proprio la parte rimasta incollata sul piatto.
Nell’immagine 9 c’è l’ingrandimento del graffio che la testina ha prodotto prima di fermarsi.
Nell’ultima immagine, ottenuta con un altro tipo di microscopio, è messo in evidenza l’insieme completo del danno: la testina sul piatto, i residui ferrosi e il graffio sulla superficie. È la sintesi visiva di cosa comporta una caduta seguita da ripetuti tentativi di riavvio.
Cosa fare se senti rumori provenire dall’hard disk
Se il tuo disco ha cominciato a fare rumore, soprattutto dopo una caduta o un urto, la cosa più utile che puoi fare è anche la più semplice: staccare subito l’alimentazione e non ricollegarlo. Niente software di recupero, niente tentativi su un altro computer, niente accensioni “di prova”. Su un guasto di questo tipo nessun programma può intervenire, perché il problema è fisico e si trova nella meccanica, non nei dati.
Questi casi si trattano soltanto in laboratorio, in ambiente controllato, dove le testine danneggiate possono essere sostituite e i piatti letti con le attrezzature adatte. Prima il disco viene fermato, maggiori sono le probabilità di recuperare i dati intatti. Se ti trovi in questa situazione puoi affidarci il dispositivo per una diagnosi: trovi tutte le informazioni sulla pagina recupero dati da hard disk di SOSdati.com.













