Recupero Dati RAID

Un array RAID non si rompe come un disco singolo. Quasi sempre continua a funzionare mentre il guasto è già avvenuto, e quando finalmente si ferma sono passate settimane. È per questo che le chiamate che riceviamo iniziano quasi tutte allo stesso modo: il sistema andava benissimo fino a stamattina.

Recuperiamo dati da RAID 0, 1, 5, 6, 10, 50 e 60, da configurazioni JBOD e dalle varianti proprietarie come SHR di Synology o RAID-Z, sia su server sia su NAS, sia con controller hardware sia con RAID software di Windows e Linux. La diagnosi è gratuita e sai in anticipo cosa c’è dentro prima di decidere.

Prima di tutto: cosa non fare adesso

Le due ore successive a un guasto RAID decidono quasi sempre come andrà a finire. Non perché i dati spariscano da soli, ma perché i tentativi fatti in buona fede sono la causa più frequente dei casi difficili che ci arrivano.

  • Non far ripartire la ricostruzione. Se un rebuild si è interrotto una volta, il secondo tentativo scrive sopra i dati con informazioni calcolate su un array già incoerente.
  • Non reinizializzare, non ricreare il volume, non accettare la proposta del controller di creare un nuovo array. È la richiesta che compare più spesso sulle schede RAID quando perdono la configurazione, e cliccare conferma sovrascrive i metadati che servono a rimettere insieme i pezzi.
  • Non cambiare l’ordine dei dischi e non toglierli tutti insieme per provarli uno per uno su un altro computer. Se li hai già estratti, rimettili nello stesso ordine o etichettali prima di spedirli.
  • Non sostituire il disco guasto con uno nuovo sperando che si sistemi da sé, se il volume è già inaccessibile.
  • Non lanciare CHKDSK, fsck o utility di riparazione sul volume: sono pensate per correggere un file system su un supporto sano, e su un array degradato peggiorano il quadro.

Se hai già fatto una di queste cose, non è una condanna: succede quasi sempre, e nella maggior parte dei casi si lavora lo stesso. Serve solo dircelo, perché cambia il modo in cui affrontiamo il lavoro.

I guasti che vediamo davvero

La ricostruzione si è interrotta a metà

È il caso più comune in assoluto. Un disco si guasta, ne viene montato uno nuovo, la ricostruzione parte e dopo qualche ora si blocca a una percentuale qualsiasi. Il motivo quasi sempre è che un secondo disco, quello che nessuno stava guardando, aveva già dei settori illeggibili: finché il RAID era completo nessuno se ne accorgeva, ma durante il rebuild ogni singolo blocco viene letto, e lì il nodo viene al pettine.

È caduto un secondo disco durante il rebuild

Variante peggiore della precedente, e purtroppo non rara: la ricostruzione è la fase in cui i dischi lavorano più duramente di tutta la loro vita, e se sono coetanei e comprati insieme tendono anche a guastarsi vicini. Un RAID 5 in questa situazione va offline. I dati però non sono spariti: sono ancora distribuiti sui dischi, e il lavoro consiste nel recuperare quanto più possibile da quello caduto per secondo, che di solito è il meno compromesso.

Il controller ha perso la configurazione

La scheda RAID si guasta, viene sostituita, oppure dopo uno sbalzo di corrente si riavvia senza più sapere come era organizzato l’array. I dischi sono sani ma il sistema li vede come tre o quattro unità estranee. Qui il recupero passa dalla ricostruzione dei parametri: ordine dei dischi, dimensione dello stripe, rotazione della parità, offset di partenza. Sono numeri che si ricavano leggendo i dati, non tirando a indovinare.

Il volume non si monta più

L’array risulta integro nel pannello di gestione, i dischi sono tutti verdi, ma la cartella condivisa non c’è più oppure il sistema chiede di formattare. In questi casi il problema non è nei dischi ma nel file system o nella tabella dei volumi, e spesso si tratta dei recuperi più rapidi.

RAID software di Windows o Linux

Spazi di archiviazione di Windows, volumi dinamici, array mdadm con LVM sopra. Non c’è un controller da sostituire, ma la logica è la stessa: i metadati che descrivono l’insieme possono corrompersi, e vanno interpretati per rimettere il volume nell’ordine giusto.

Danno fisico su uno o più dischi

Testine bloccate, motore che non parte, elettronica bruciata da uno sbalzo. Quando serve, i dischi meccanici dell’array vengono aperti nella nostra camera bianca certificata ISO 5, mentre i guasti elettronici passano dal laboratorio di microelettronica, dove lavoriamo in ambiente protetto dalle scariche elettrostatiche con dissaldatura e saldatura di precisione.

Recupero dati da server aziendali

Gli array che arrivano dai server sono un caso a parte: più dischi, un controller dedicato e quasi sempre un’azienda ferma che aspetta di ripartire. Lavoriamo sui RAID hardware con controller Dell, HP, Adaptec, LSI/Broadcom e Promise, sui dischi SAS e SATA che li compongono e sugli array creati via software. Qui il problema, più ancora dei dischi, è spesso la configurazione: se il controller l’ha persa, o è stato sostituito con un modello diverso, ordine e parametri dell’array vanno ricavati leggendo i dischi uno a uno, e la ricostruzione si fa sulle copie, mai sugli originali.

Dentro questi sistemi di solito vivono gestionali, database, cartelle condivise e macchine virtuali: per noi il lavoro è finito quando quei file tornano leggibili e utilizzabili. Non serve spedirci il server intero, bastano i dischi dell’array. E se la macchina è seguita da un fornitore IT, parliamo direttamente con lui per lo smontaggio e per i dettagli della configurazione: di solito si risparmia un giro di telefonate.

Come lavoriamo su un array

Il principio è uno solo e non lo deroghiamo mai: sui dischi originali non si scrive.

Ogni unità viene clonata settore per settore su supporti nostri, e tutto il resto del lavoro avviene sulle copie. Se un disco ha aree danneggiate, la clonazione viene fatta con strumenti che gestiscono le zone illeggibili senza insistere fino a peggiorare il guasto, partendo dalle aree sane e tornando dopo su quelle critiche.

Solo a quel punto si ricostruisce l’array, e si ricostruisce virtualmente: ordine, stripe, parità e offset vengono ricavati dai dati stessi finché la struttura non torna coerente e le cartelle riappaiono con i nomi giusti. Il RAID originale resta com’è, intatto.

Quando il volume virtuale è leggibile ti mandiamo la lista dei file recuperabili. Non un elenco generico: i tuoi nomi, le tue cartelle, così puoi verificare che ci sia quello che ti serve prima di decidere se procedere.

Cosa ci devi mandare

Nella maggior parte dei casi servono tutti i dischi dell’array, compreso quello guasto e compresi quelli che sembrano sani: i dati sono distribuiti su tutti, e senza l’insieme completo il puzzle resta incompleto. Fanno eccezione i mirror, dove a volte basta un’unità.

Prima di smontare, se puoi, numera i dischi con l’ordine degli alloggiamenti. È un dettaglio che fa risparmiare tempo. Se sono già stati estratti senza segnare nulla non è un problema, l’ordine si ricava lavorando, ma è un passaggio in più.

Se hai un controller RAID hardware, mandaci anche il modello della scheda. Per i NAS basta il modello dell’apparecchio: la scatola in sé di solito non serve.

Il ritiro con corriere è gratuito in tutta Italia e lo organizziamo noi entro 24 ore. Le indicazioni per l’imballaggio valgono soprattutto per i dischi meccanici, che vanno protetti singolarmente.

Livelli RAID: quale hai e cosa cambia

Il livello dell’array cambia quanto margine c’è. Un RAID 1 o un RAID 10 sopportano la perdita di un disco senza fermarsi, un RAID 5 pure ma resta senza rete finché non è ricostruito, un RAID 6 ne regge due, un RAID 0 e un JBOD non hanno ridondanza per definizione e quindi il guasto di un’unità si sente subito.

Questo però riguarda il funzionamento normale, non il recupero. Anche da un RAID 0 con un disco guasto si recupera, perché il lavoro si sposta sul disco danneggiato invece che sulla logica dell’insieme. Se vuoi capire come è fatto il tuo array, abbiamo scritto una guida ai tipi di RAID con tutti i livelli spiegati uno per uno.

Se invece il tuo è un NAS, la pagina dedicata è quella sul recupero dati da NAS e RAID, dove trovi anche le marche che trattiamo.

Tempi, costi e riservatezza

La diagnosi è gratuita e non impegna a nulla. Al termine ricevi un preventivo con la lista dei file: se decidi di non procedere, i dischi tornano indietro e non paghi niente. Si paga solo a recupero riuscito, e non applichiamo sovrapprezzi per l’urgenza: trattiamo tutti i casi in poche ore, non in settimane.

Il costo dipende dal tipo di guasto e dal numero di dischi, non da quanto sono importanti i tuoi dati. Le cifre indicative le trovi sul listino, che pubblichiamo per intero invece di rispondere dipende.

Su richiesta firmiamo un accordo di riservatezza, e in ogni caso i dati vengono trattati secondo il GDPR e cancellati dai nostri sistemi dopo la riconsegna. Come lavoriamo sulla riservatezza è spiegato nella pagina dedicata alla riservatezza dei dati.

Domande frequenti sul recupero dati da RAID

Ho fatto ripartire la ricostruzione due volte. È ancora recuperabile?

Nella maggior parte dei casi sì, anche se il lavoro si complica. Ogni rebuild scrive dati calcolati sopra quelli esistenti, quindi una parte può risultare alterata, ma raramente in modo uniforme su tutto il volume: di solito le aree scritte per prime sono le più colpite e il resto è integro. La diagnosi serve esattamente a dirti quanto è rimasto, con i nomi dei file davanti.

Devo mandare tutti i dischi o solo quello rotto?

Tutti, tranne nei mirror. In un RAID 5 o 6 i dati stanno distribuiti su ogni unità insieme alle informazioni di parità: con un disco in meno manca una fetta di ogni singolo file.

Il NAS chiede di inizializzare i dischi: posso accettare?

No, non in questa fase. È la richiesta tipica quando l’apparecchio non riconosce più la configurazione, e accettare significa creare una struttura nuova sopra quella esistente. Spegni e fermati lì.

Quanto tempo serve?

Di norma tra 24 e 48 ore per la diagnosi. Il recupero vero dipende dal numero di dischi e dalla loro salute: un array con dischi sani ma configurazione persa si chiude in fretta, uno con due unità meccanicamente danneggiate richiede più giorni perché ogni disco va clonato prima di poter fare qualsiasi altra cosa.

Recuperate anche array di SSD?

Sì. Cambia il tipo di lavoro, perché su un SSD guasto si interviene sul controller e sui chip di memoria invece che sulla meccanica, ed è il motivo per cui abbiamo un laboratorio di microelettronica interno. La logica dell’array, quella, si ricostruisce allo stesso modo.

Il RAID non era già un backup?

No, ed è l’equivoco più diffuso che incontriamo. Il RAID protegge dal guasto di un disco, non da cancellazioni, ransomware, errori umani o guasti del controller. Continua a fare il suo lavoro anche mentre cancella per sbaglio: replica fedelmente anche la cancellazione.

Parliamone

Se il tuo array è fermo, la cosa più utile che puoi fare adesso è lasciarlo spento e raccontarci cosa è successo. Chiamaci al numero verde 800.032302 oppure richiedi la diagnosi gratuita: organizziamo noi il ritiro entro 24 ore, in tutta Italia, senza costi.